sabato 18 maggio 2013

Storie di Ordinaria Disoccupazione.





Una donna seduta su una panchina osservava il mondo con un leggero distacco. Chioma grigia con capelli mossi, spettinati e morbidi. Mi guardava mentre mi avvicinavo a lei, la sua bici appoggiata alla rete. Sedetti accanto e chiusi gli occhi al sole. Dopo qualche minuto l’inevitabile battuta sul tempo e come fosse bella quella giornata, oziosa e calda d’estate. I discorsi erano distaccati ma dopo un po’ si arrivò al punto che in molti abbiamo in comune.
E così scoprì che dietro a quella donna non più giovane per lavorare ma abbastanza per vivere una vita di interessi e passioni, la vita era cambiata. Insegnante di una scuola privata perde la sua occupazione all’età di 52 anni. Mi racconta che prima aveva una vita movimentata, usciva con la sorella e la loro compagnia ma ora non può più reggere i ritmi di spesa e così pian piano si è isolata dal suo passato per trovare nuovi ritmi.
I suoi capelli grigi, non più tinti per risparmiare, mi ha fatto scoprire che ancora oggi si preparano in casa i detersivi per lavare i piatti, il bucato e le creme per i capelli. Ha venduto l’auto che resta un ricordo di viaggi lontani ed ora si muove solo con la bici per andare in biblioteca in centro città dove ogni mattina può leggere un buon libro, senza pagare, e dove può vivere una parvenza di normalità, di integrazione in un tessuto sociale da cui è stata estromessa e non ha più speranza di rientrare. Ha smesso di cercare un impiego. Chi assume una donna di 56 anni?
Mi racconta che non cerca più la compagnia della sorella perché ormai è un altro mondo che non le appartiene più. Mi spiega che, nonostante tutto, ha acquisito una serenità che nella vita caotica lavorativa non si trova, una certa tranquillità, lentezza dello scorrere del tempo e la gioia di poter ammirare la natura e la vita come non era riuscita prima.
Mi parla di una sua amica che è in una situazione peggiore ed è dovuta tornare dai suoi genitori, non esce mai di casa, non ha entrate di nessun tipo e purtroppo con l'impiego che faceva non ha potuto risparmiare. Non riesce a trovare neanche un lavoro da badante o da donna delle pulizie con una certa continuità.





Un giorno al mercato, sole, confusione, tanta gente di tutti i colori, da noi è così. Brusio, venditori che richiamano la folla ad acquistare i loro prodotti proponendoli come i migliori. Nonostante tutto c’è una certa allegria con invito alla vita e alla gioia, poi noto qualcosa di strano alla mia destra, mi giro e in mezzo a tanta confusione, al di là del marciapiede, vedo un uomo, curvo, piccolo, sbarbato e ben pettinato, con lo sguardo basso come a voler diventare trasparente. Si avvicina ai cassonetti e rovista dentro ad essi in cerca di cibo o altro che riponeva in un carrellino della spesa.
Mi si è stretto il cuore, mi sono avvicinata, avrei voluto parlargli, condividere la sua disperazione ma ho notato in lui una certa dignità, si vedeva benissimo che non era una sua condizione abituale, si capiva benissimo che forse era un impiegato, che in passato aveva una vita normale, di lavoro, una moglie, uscite con gli amici, un caffè al bar e quattro chiacchiere. In passato ma ora questo, quasi di nascosto mi avvicino a lui per dargli 5 euro, sapevo che non gli cambiava la vita, altro non avrei potuto fare, ma volevo che sentisse la solidarietà, non l’ho quasi guardato in viso per pudore per non scoprire il suo dolore e umiliarlo. Mi sono allontanata senza girarmi se non quando ero dall’altra parte del marciapiede, in mezzo alla folla, al brusio della vita con un dolore in più, la consapevolezza che questo può capitare a tutti, ma era sparito! Un giorno hai il mondo tra le mani e l’altro sei nel baratro.

Non avete idea di quante persone si incontrano quando non si lavora passeggiando per le vie del proprio quartiere, soprattutto donne oltre i 50 anni che non hanno un impiego. Ieri ho incontrato una signora che raccoglieva delle erbette dai cespugli e incuriosita le ho chiesto cosa ne facesse e lei mi spiega che le impasta con la pasta delle tagliatelle, o le abbina al riso. Lo fa per passare il tempo oltre che per risparmiare. Raccoglie di tutto, conosce bene le erbette della natura. Anche questa signora, con i suoi 65 anni ha particolari problemi, non di lavoro perché pensionata, ma dopo la morte del marito le hanno unito e diminuito la sua pensione con quella del coniuge. Se non avesse la pensione del marito avrebbe una pensione mensile più alta.

In contrapposizione ci sono altre situazioni, rare, positive ma ingiuste a causa di leggi che vengono scritte senza pensare alle diseguaglianze sociali. Anna, ancora molto giovanile, capelli scuri, viso sorridente ha sempre una parola gentile racconta che quest’anno và in prepensionamento obbligatorio con abbassamento della pensione. Una donna che ha lavorato tutta una vita, ma chi non l’ha fatto? Un buon lavoro, un quadro e ora a 57 anni, da maggio, è in prepensionamento con una pensione di tutto rispetto e importante. E’ dispiaciuta per le altre donne e quasi si sente a disagio perché si rende conto che è fortunata, iscritta all’editoria, percepisce già la pensione da maggio del 2013, cioè quest’anno, questo mese. Al contrario di donne disoccupate coetanee che percepiranno la prima pensione a 67 anni e ½. Non si capisce questa disparità di trattamento.

Una bella coppia, lei, scura di capelli, carattere vivace e un po’ infantile. Lui alto, un buono che accudisce la sua sposa. La luna di miele l’hanno saltata perché non sapevano se un domani c’era ancora l’impiego in quella grande azienda. Infatti dopo un mese dal matrimonio perde il lavoro dopo 15 anni di fedeltà, di tensioni, di rinunce, la storia di tanti, cassa integrazione e il dolore per non avere un futuro, un figlio tanto desiderato. Lei non trova pace e sono anni che non riesce ad essere stabile in un’azienda, tutti impieghi provvisori. Il figlio tanto atteso e voluto dovrà aspettare.

Storie di tanti e chi apre gli occhi e il cuore li può vedere ed ascoltare. Nessuno è indenne da questo e nessuno si può sentire al sicuro perché tutte queste persone erano, non barboni, non persone disagiate da famiglie con problemi, ma impiegati, maestre, infermiere, disegnatori, dirigenti eppure da un giorno all’altro hanno dovuto inventarsi una vita nuova di rinunce e di accettazione. Non rassegnazione ma accettazione, alcuni anche rassegnati e questo è il peggio.


Tutto quello che ho scritto è reale, tranne i nomi, sono i racconti delle persone e l'osservazione della vita dall'altra parte della barricata.

Cristina Deboni



21 commenti:

Sopralerighe ha detto...

Grazie Cristina, complimenti per questi racconti.
Federica

Cristina Deboni ha detto...

Grazie a te Federica....buona giornata! : )

Cinzia ha detto...

Queste scene, queste situazioni, sono ormai lo specchio giornaliero della nostra società...credo non serva dire nulla, i tuoi testi parlano da soli...che tristezza...
Ciao Cristina, buona giornata...
Cinzia

Cristina Deboni ha detto...

Ciao Cinzia...sono situazioni che le persone mi raccontano...ho voluto pubblicarle anche se sappiamo tutti come stanno le cose. Ciao e Grazie per aver avuto la pazienza di leggere....di solito pubblico foto, veloci nella fruizione.... : )

❀~ Simo ♥~ ha detto...

Mi associo al commento di Cinzia. Un abbraccio

Cristina Deboni ha detto...

Grazie Simo e buona giornata! Cri : )

Alberto Parma ha detto...

Oggi è il dramma di tante persone purtroppo, lasciate nell'indifferenza di tante gente e dallo Stato.

Silvia - Tocco di Lìllà ha detto...

Cristina, sei stata delicata e insieme precisa in questo tuo quadro scritto e poi, ho apprezzato molto anche il tuo "commento fotografico": colori, sguardo verso il futuro e con "qualcuno" vicino alla pari (un po' di speranza) in contrasto con il bianco/nero, sguardo verso il basso e con "nessuno" alla pari (solitudine e indifferenza)
BRAVA ... doppiamente!!!

Erika ha detto...

Brava come fotografa e come scrittrice. Realtà triste, purtroppo. Buon fine settimana, cara Cristina.

Cristina Deboni ha detto...

E' vero, poi chi non ha avuto mai problemi un pò si vergogna di dirlo che ora è in situazioni difficile anche se la colpa non è loro ma dello Stato. Ciao Cri : )

Cristina Deboni ha detto...

Grazie mille Silvia, ho attinto a foto scattate in passato adatte all'argomento che mi è venuto in mente di scrivere perché ultimamente parecchie persone mi raccontano le loro vicissitudini. Un'altra cosa che ogni tanto mi piace fare.....ciao e una bella giornata a te!!!! Cri : )

Cristina Deboni ha detto...

Grazie Erika, oggi è un problema di moltissime persone! ciao Cri : )

Bengts fotoblogg ha detto...

Great post, lovely shots.

UIFPW08 ha detto...

Questa è da dura realtà..
Ciao Cri
Maurizio

Laura ha detto...

davvero toccante...foto e parole.

Attentialweb ha detto...

Eh si titolo perfettamente centrato...putroppo! Ciao Cri

Leovi ha detto...

Sì, io preferirei essere disoccupati come nella prima foto! Una vergogna la nostra società sempre più la povertà!

Cristina Deboni ha detto...

Perfettamente d'accordo con te Leovi! ciao Cri

Cristina Deboni ha detto...

Grazie Laura! :)

carlos portillo - podi-. ha detto...

È davvero tristissimo ma reale... A Barcellona facevo il voluntario - Croce Rossa -; aiutavo in una sala di prazo sociale, con la cena. Io ero in cucina e "loro" venivano con i vassoi.
C'erano molti emigranti, è vero, ma anche gente come quella di cui parli tu. Gente che era "normale" e che un giorno, all'improvviso e senza una famiglia... Niente. E poi persone con un lavoro, i cui soldi non arrivavano per tenere un'abitazione; si lavora ma devi dormire in strada (o "fortunatamente" in un albergo sociale).
Queste persone hanno una dignità; tu li vedi per le strade e ti sembra che tutto è a posto, che hanno un lavoro, una casa, una famiglia,...

A presto,
podi-.

Cristina Deboni ha detto...

Si potrebbero definire gli invisibili perché si mimetizzano bene in mezzo alla gente ma per loro è tutto cambiato per colpa di chi ha pensato solo a riempirsi le tasche. Speriamo che la situazione migliori con il tempo, ma in fretta perché molti sono già allo stremo. Grazie Carlos! ciao Cri : )